La Guerra Enologica

Nell’anno di sbronza 1520 la necessità di supremazia ed il desiderio di conquista spinsero molti regni e stirpi a combattersi fra loro.

La violenza era all’ordine del giorno e tante, troppe furono le vittime. Tutto cominciò quando il principe Nero d’Avola, del regno di Sicilia, rapì la principessa Bonarda, un gran pezzo di bonarda, innamorata e desiderosa di sposarsi con il principe Gutturnio del regno di Vicobarone Barricato di Rovere.

I genitori della principessa, il re Lambrusco di Sorbara e la regina Barbera di Ziano Piacentino, promisero che se Gutturnio avesse riportato a casa Bonarda avrebbero consentito alle loro nozze. Gutturnio chiese aiuto al cugino Ortrugo, sposato con l’amabile baronessa Malvasia.

Il premuroso cugino inviò come supporto a Gutturnio il suo esercito guidato dal generale Barolo ed i suoi subalterni, il feroce Barbaresco e il rincoglionito Nebbiolo. Nel frattempo, in un altro luogo, le truppe del generale Sauvignon con un golpe rovesciarono Tocai, re di Verduzzo.

Solo grazie all’intervento del fratello minore del re, Picolit, ed il suo esercito, quello del Sacro Refosco dal peduncolo rosso di Spilimbergo, Tocai riuscì a riprendersi Verduzzo ed a riportare la pace. Intanto, i cugini Gutturnio e Ortrugo, con i loro rispettivi eserciti, quello di Riesling e quello di Barolo, partivano dall’ agriturismo Piacenza per riprendersi Bonarda.

Anche il principe Nero d’Avola si mise in azione reclutando i suoi fedeli alleati: dalla lontana Sardegna ecco giungere il tarchiato, ma vigoroso, Cannonau, insieme al suo esercito Vermentino; dalla Puglia il conte Locorotondo con l’esercito di San Severo ed i tre fratelli Rosso, Rosato e Bianco di Castel del Monte.

La prima battaglia avvenne nelle terre del duca Chianti, invase in precedenza dal principe Nero. Purtroppo questo primo conflitto vide primeggiare il crudele principe Nero. La principessa Bonarda, per ordine di Nero, venne trasferita nel sicuro castello della contessa Marsala, cugina del principe.

Gutturnio era stato ferito in battaglia, ma grazie alle attente cure di frate Moscato, dell’Ordine Enologico dei Tannini, si riprese in fretta pronto per la battaglia.

Nel frattempo, in Alto Adige, si fronteggiarono per la supremazia dell’Isarco il re Terlano ed il re Teroldego Rotaliano. Grazie alla complicità del conte Lagrain vinse Terlano distruggendo Teroldego e il suo esercito di San Marzano.

Intanto, Chianti formò segretamente un’alleanza con Gutturnio per liberare le sue terre dal giogo di Nero. Il duca però non disponeva di un vasto esercito, dovette perciò chiedere aiuto ai suoi fratelli: la baronessa Vernaccia ed il conte Brunello.

Scoppiò una rivolta contro gli invasori del sud e finalmente le terre di Chianti vennero liberate. Restava solamente da trovare la principessina Bonarda e riportarla a casa. Il principe Gutturnio aveva adesso dei potenti alleati ed iniziò a scendere la penisola per giungere nel regno d’Avola.

Fu ostacolato brutalmente nel centro dell’Italia dal conte Locorotondo ed i fratelli di Castel del Monte, ma trovò nel generale Frascati e nel barone Verdicchio dei potenti alleati. Dopo diverse battaglie dall’esito sempre incerto Gutturnio giunse finalmente nel cuore del regno del principe Nero.

C’erano state tante perdite, soprattutto dalla parte del principe Gutturnio; ma il suo desiderio di riabbracciare Bonarda lo spinse a non arrendersi e di proseguire; se necessario si sarebbe battuto da solo contro l’esercito del principe Nero.

La battaglia finale avvenne nelle terre della contessa Marsala. Al principe Nero era rimasto l’esercito di Cannonau che subito diede del filo da torcere a Gutturnio. Proprio quando sembrava che non ci fosse più speranza per Gutturnio ed i suoi, ecco giungere un aiuto insperato dal nord: l’esercito del generale Asti insieme all’armata di Grignolino. Nonostante la tenacia e la resistenza opposta, Cannonau si arrese e per Gutturnio arrivò il momento del duello finale con Nero.

La sfida tra i due nobili principi fu un cruento duello all’arma bianca che vide entrambi gli sfidanti ferirsi a vicenda. Alla fine il bene trionfò e Gutturnio, dopo aver ucciso Nero d’Avola e Marsala, riabbracciò la sua amata Bonarda. Tornati in patria i due giovani ebbero la benedizione dei genitori di Bonarda e celebrarono il loro lungo e duraturo matrimonio, vivendo in pace e prosperità nella feconda Val Tidone.