Il festino degli avvinazzati

Una sera di autunno la casa di Melchiorre Balossi divenne temporaneamente una sorta di Oktoberfest, a cui parteciparono diversi noti personaggi del jet set di Noverasco e Opera.

Ora, non è che si trattasse di un Oktoberfest, poiché un evento di quel tipo consiste nel bere esclusivamente birra. Qui di birra non vi era l’ombra, casomai c’era il vino, tantissimo!

Sì perché Melchiorre aveva alcuni amici, i fratelli Prandelli, che possedevano un podere con agriturismo in una zona della Val Tidone, là sulle colline piacentine.

Melchiorre scherzando l’aveva definito Oktoberfest perché appunto era ottobre, ma nella realtà era un wine party. I Prandelli producevano dell’ottimo vino grazie ai loro numerosi vitigni autoctoni della zona di Vicobarone, un frazione di Ziano Piacentino.

Il loro cavallo di battaglia era il gutturnio, un ottimo rosso. I fratellini presero parte all’evento della serata fornendo  decine di cartoni da 6 bottiglie all’amico Melchiorre.

Il Balossi, vista l’enorme quantità di vino gentilmente fornitagli dagli amici piacentini, decise allora di organizzare un wine party con tanto di gara di resistenza etilica: ovvero chi beveva di più vinceva.

Melchiorre abitava in un grande appartamento e prima che i numerosi ospiti giungessero, pensò bene di spostare tutti i mobili e soprammobili più fragili in una stanza sicura.

Ed ecco arrivare gli ospiti nel seguente ordine: Ciro Nuvoletti e la sua ragazza Tatiana, una cornificatrice di prima categoria, non a caso Ciro era chiamato Cervo; Franci e Giusy, due note lesbiche della zona; Gianpiero, cioè il Giangi, un pusher cannaiolo, e Demetrio, un gigante di due metri e venti; i fratelli Prandelli e le loro rispettive compagne, Lucia e Paola; Giulia, una nana alta meno di un metro, Tommy, Fausto e Severino. Ogni partecipante doveva essere munito di un proprio catino per eventuali vomitate.

Oltre al vino erano previsti assaggi di affettati piacentini. Così si iniziò il wine party e vennero stappate bottiglie di gutturnio, vivace e fermo, ortrugo e bonarda. Già dopo pochi bicchieri cominciarono ad esserci i primi ritiri dalla degustazione.

Giangi cedette per primo, poiché oltre che a bere stava fumando l’impossibile. Passò il resto della serata alternando conati e canne.

Fausto, che aveva il vizio di voler a tutti costi strafare, decise di bere a canna un’intera bottiglia di bonarda. Riuscì nell’impresa ma i suoi festeggiamenti durarono poco. Appena finito di bere gridò: “Chi è che mi fa concorrenza adesso?!”, dopodiché crollò a terra.

Finiti i vini secchi si passò a quelli dolci, malvasia amabile e passito, il tutto accompagnato da un po’ di torta sbrisolona. Ed è a questo punto che iniziò il degenero.

Tutte le ragazze, che già dopo aver bevuto i vini secchi, erano ubriache, diedero fuori di matto. Solo Giusy, una delle due lesbiche, dimostrò una certa tolleranza anche se non era certo nelle condizioni di condurre una conversazione sensata.

Tommy, da tempo innamorato di Giulia ma senza essere ricambiato, approfittò della situazione. Pensò che questa era l’occasione giusta per farsi Giulia, ora o mai più. Deciso più che mai si lanciò su di essa mettendole in bocca due metri di lingua a mulinello.

Tommy aveva la vista così annebbiata dall’alcol che aveva scambiato il gatto di Melchiorre per Giulia, equivocando sull’altezza ed il colore del pelo dell’animale.

La stessa Giulia tuttavia scoprì nuovi orizzonti sessuali grazie a Franci, l’altra lesbica. Tatiana, la zoccola, si lanciò su Severino. Ciro il Cervo si era addormentato dopo 18 bicchieri. I fratelli Prandelli e le loro consorti scoprirono lo scambio di coppia.

I catini servirono a poco poiché la gente in preda agli effetti alcolici non stava ferma un momento e vomitava ovunque capitasse.

A un certo punto Melchiorre vedendo che la situazione stava degenerando, decise che potevano restare in casa sua solo quelli ancora in grado di stare in piedi e capaci di reggere l’alcol. Tutti gli altri vennero cacciati di casa a calci nel culo oppure defenestrati.

Rimasero i più forti: Melchiorre, Demetrio e Giusy. Il vino ormai era finito ma i tre sopravvissuti si sentivano abbastanza forti da poter bere ancora. L’unica cosa rimasta era una bottiglia di alcol 95°.

Al primo giro i tre resistettero; al secondo Giusy crollò. Demetrio e Melchiorre per un attimo si lanciarono uno sguardo di sfida. Andarono avanti altri 8 bicchieri. Per primo bevve Melchiorre e non successe nulla. Poi bevve il gigante Demetrio. Passarono una decina di secondi dove i due, uno di fronte all’altro, si guardarono senza dire niente.

Nello sguardo avevano la fissità tipica dell’ottuso. Poi Demetrio accennò un sorriso, dopodiché svenne.

Melchiorre sorrise a sua volta, si versò un ultimo bicchiere, quello della vittoria, lo bevve, lo poggiò sul tavolo, sorrise una seconda volta, alzò il pugno in segno di vittoria ed infine cadde di faccia sul tavolo perdendo i sensi.

Furono tutti ricoverati in ospedale dopo essere entrati in coma etilico. Dopo qualche giorno si risvegliarono. Il referto medico dei tre ragazzi dichiarava che avevano battuto qualsiasi record di tasso alcolico riscontrato: 98,5%!!!

“Tracce di sangue su alcol” sentenziò con disprezzo il medico. Ora Melchiorre, Demetrio e Giusy sono iscritti all’anonima alcolisti e partecipano a corsi di shiatzu in Val Tidone.

I fatti narrati sono di pura fantasia, ogni riferimento a cose o persone reali è del tutto casuale

 

Scritto da Il Bukowski di Nibbiano 

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