Ebbrezza Molesta

Passai le settimane successive ad affinare i miei nuovi super poteri. Di giorno stavo chiuso in albergo a dormire, leggere i giornali e bere gutturnio frizzante. La notte indossavo il nuovo costume da Uomo Etilico che mi ero personalmente confezionato, ed uscivo a combattere la noia, il crimine e le mie nevrosi.

Il costume da Uomo Etilico non era niente male. Mantellina rosso rubino, pettorina con stampigliata una grossa lettera “E” di colore rosso cardinale su fondo verde edera modello Superman, calzamaglia color barbera, pantaloncini verdi come la pettorina, stivaletti verdi modello supereroe anni sessanta. Il volto era coperto da una maschera verde edera tipo Batman.

In due parole sembravo un pagliaccio scappato da un manicomio criminale.

Tuttavia chi era così sfortunato da incontrarmi durante le mie scorribande notturne aveva ben poco da ridere.

In meno di 20 giorni avevo messo a soqquadro tutto il mondo della prostituzione milanese, fatto arrestare diverse decine di spacciatori, sette protettori ed un paio di sicari della mafia albanese mandati a farmi fuori.

Per quanto mi sentissi crudele e malvagio, per esercitare i mie poteri avevo deciso di cominciare a dare addosso alla feccia della società. Solo in futuro, una volta terminato l’addestramento, mi sarei occupato delle mie questioni personali.

La lista di chi mi aveva fatto dei torti nei primi quarant’anni di vita era lunga, la mia sete di vendetta insaziabile.

Decisi di cominciare dal professore di matematica e fisica che mi aveva bocciato al liceo e rimandato nelle sue materie per quattro anni consecutivi: Crudelio Camalli

Quel calvo mascalzone dopo più di vent’anni insegnava ancora, torturando nuove generazioni di poveri studenti.

Lo aspettai sotto casa e quando lo vidi svoltare l’angolo, indossai la maschera e gli balzai innanzi.

“E tu chi sei?” chiese quello indietreggiando per lo spavento.

“Sono l’Uomo Etilico” gli dissi sorridendo in modo perfido.

“Sei nuovo della zona?”

“Non proprio”

“Ma non ti ho mai visto prima, e poi perché porti una maschera?” mi chiese ammiccando con gli occhi.

Rimasi in silenzio per far crescere la tensione al punto giusto.

“Vuoi salire su da me?” mi disse dopo qualche secondo con voce melliflua, proprio come avrebbe fatto un pederasta esperto e debosciato.

“Ho sempre sospettato che tu fossi un pervertito” lo accusai.

“Ci siamo già conosciuti?” domandò lui con un filo di voce mentre una goccia di sudore gli imperlava la fronte.

“Ci puoi scommettere, e sono qui per consumare la mia vendetta.”

“Ma cosa vuoi da me? Ma chi ti conosce? Vai via prima che chiami l’ospedale psichiatrico” cercò di protestare il professore.

“E’ troppo tardi, ormai sei finito!” gli annunciai toccandogli una spalla con la mia mano guantata e pregustando gli effetti che avrei prodotto sulle sue vecchie membra rinsecchite.

Il professore frocio cominciò a barcollare, come se avesse bevuto più vino di quanto il suo stomaco potesse reggere.

Si avvicinò con passo incerto all’ingresso del suo palazzo, poi si girò per guardarmi con aria complice ed ammiccò nuovamente sorridendo in modo molto malizioso. Fu a quel punto che si scatenò l’inferno.

Il professore di matematica omosessuale iniziò a citofonare a tutti gli inquilini apostrofandoli con volgarità imbarazzanti e senza nessun ritegno, senza risparmiare nessuno, ivi comprese donne, vecchi e bambine. Continuò a dare voce alla sua ebbrezza molesta per diversi minuti suscitando le proteste indignate di tutto il condominio, ma più la gente si lamentava peggiori e più disgustose erano le oscenità che uscivano dalla bocca del professore, sino a quando la situazione finì per degenerare.

Un paio di giovani palestrati e molto tatuati scesero in strada determinati a porre fine al turpiloquio del vecchio sporcaccione.

“Ma che bei maschioni, venite da me che ho qualcosa da dire anche a voi.”

“Stai zitto vecchio!” disse il primo brandendo una spranga.

“Ci hai rotto i coglioni!” disse l’altro roteando una grossa catena.

“Vai a casa o ti mandiamo all’ospedale” lo minacciarono all’unisono.

Crudelio Camalli ridacchiò in modo osceno e riprese a disturbare gli inquilini del palazzo citofonando a caso e molestandoli con volgarità di ogni tipo.

I due ragazzi si mossero allora rapidi e silenziosi, e appena gli furono abbastanza vicino iniziarono a pestarlo con violenza inaudita.

Dopo circa cinque minuti il vecchio giaceva esamine sull’asfalto in un lago di sangue. I due giovani gli diedero ancora un paio di calci sulla testa già tumefatta dai colpi precedentemente ricevuti e se ne andarono a bere al bar dietro l’angolo. Sul condominio scese la quiete.

Nessuno mi aveva visto, girai i tacchi e me ne andai anche io.

Nessuno mi seguì. Anche se era presto tornai in albergo, aprii il frigo e vi trovai l’ultima birra. Me la ingollai tutta di un fiato, poi mi tolsi il costume da Uomo Etilico e lo riposi nella cassettiera dentro all’armadio. Ruttai, andai al cesso per lavarmi le ascelle e subito dopo mi infilai nel letto.

Il professore di matematica Crudelio Camalli era morto, ed io assaporai il gusto dolce della vendetta. Un attimo dopo russavo compiaciuto tra le braccia di Morfeo.

 

I fatti narrati sono di pura fantasia, ogni riferimento a persone  o fatti reali o realmente accaduti è del tutto casuale

Scritto da Anonimo Piacentino

Vietata la riproduzione, Copyright ©2016 racconti-brevi.com

 

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3 pensieri su “Ebbrezza Molesta

  1. Be un professore mooolto stronzo e moooooolto pervertito..cioè manco lo conosci e lo vuoi abbordare? Cavolo prima offrigli un caffè!
    Catene e spranghe..che bel modo di ucciderlo!!

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