Storie horror nel bosco

Storie Horror nel bosco

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Il vecchio con il bicchiere in mano era seduto ai tavolini sotto al noce, nel giardino dell’agriturismo Piacenza in Val Tidone. Stava leggendo un vecchio libro mal ridotto dal titolo inquietante: Storie horror nel bosco.

Assorto nella lettura sorseggiava Malvasia frizzante e la sua faccia era folle, orribile.

Aveva il volto e lo sguardo di chi ne ha viste tante e le ha superate tutte ma a caro prezzo: il prezzo della pazzia.

Vicino a lui sedeva un giovane, col suo bicchiere di Ortrugo in mano.  Scrutava l’orizzonte e tra un sorso e l’altro gli cadeva l’occhio qualche metro più in basso, in zona piscina.

Tre ragazze sui vent’anni e ben fatte prendevano il sole in bikini ostentando le generose forme e ogni tanto si tuffavano in acqua per rinfrescarsi.

Il giovane osservava le ragazze ed il panorama. L’austero e vetusto agriturismo in cima alla collina si ergeva alle sue spalle, circondato da boschi e vigneti.

“Vengo dal futuro” disse il vecchio all’improvviso, mentre si versava altro vino.

“Cosa ci accadrà nel futuro?” chiese il giovane, senza impressionarsi.

“Nulla di buono. Questo borgo ad esempio: sarà distrutto da un terremoto”

“Da che anno venite esattamente?”

“Dal 2099”

“Chi ha vinto lo scudetto nel 2099?”

“Il Maranello”

“Il Maranello? Ma oggi non gioca nemmeno tra i professionisti”

“Da quando possono giocare gli androidi è diventata la squadra da battere”

“E la Juventus?”

E’ retrocessa in serie B da almeno trent’anni. Non vince un campionato dal 2032.”

“Cosa le è successo?”

“Hanno sostituito gli arbitri con l’intelligenza artificiale”

Il giovane ci bevve sopra una copiosa gollata di Ortrugo.

“E come va l’economia?”

“Quella bene” assicurò il vecchio, “da quando le macchine hanno preso il posto dell’uomo e non lavora più nessuno l’Italia ci ha guadagnato. Eravamo preparati, da noi la gente era già allenata a non fare un cazzo e vivere alle spalle degli altri da decenni, forse da secoli”.

“Senza dover più lavorare le persone cosa fanno?”

“Sono tutti sempre in vacanza. Io ad esempio, sono più di cinquant’anni che passo le giornate a viaggiare ed a ubriacarmi”

“Capisco” disse il giovane pensieroso, “viaggi nel tempo?”

“Ovviamente” chiosò il vecchio, bevendo altra Malvasia.

“Non sembra male il futuro, raccontato così”

“Ti sbagli, ci sono molti problemi con il clima, le pandemie e le macchine che non funzionano. Parecchia gente muore a causa di androidi o droni difettosi. Impazziscono facilmente, più facilmente di quanto vadano fuori di senno le persone del tuo tempo. Magari ti alzi una mattina ed un fattorino robotizzato che deve portarti la spesa, invece del pane ti recapita una bomba all’idrogeno.

“Sei un bastardo!” urlò una donna eritrea uscendo da una delle camere dell’agriturismo sbattendo la porta.

“Fai attenzione a quello che dici stupida negra!” le rispose il marito, uscendo dalla camera in mutande e armato di brutte intenzioni.

“Voglio tornare a casa, sei uno stronzo, e ti puzzano i piedi!”

“Ringrazia il cielo se hai una casa, se non era per me a quest’ora dormivi in stazione o sotto a un ponte, puttana!”

“Preferisco tornare a raccogliere fragole a 4,5 euro l’ora piuttosto che restare un solo minuto ancora insieme a te, vecchio porco schifoso!”

La donna era incazzata come una pantera, era sulla quarantina, con folti capelli ricci e lunghe gambe da atleta. Si diresse verso i tavolini sotto al noce ed afferrò un grosso posacenere di marmo facendo cadere il libro di racconti horror nel bosco.

“Cosa pensi di fare lurida cagna!?” ringhiò il marito, un pensionato italiano di settant’anni suonati.

“Ti ammazzo” gridò la donna, lanciando il pesante posacenere verso il marito.

Il pezzo di marmo attraversò il giardino con una parabola arcuata, sfiorò la testa del pensionato senza colpirlo e terminò la sua corsa contro un Ferrari 458 color blu mezzanotte, parcheggiato poco distante. Centrò in pieno il parabrezza sfondandolo.

Scese il silenzio per un attimo che sembrò eterno.

Poi si aprì una finestra al secondo piano e si affacciò Gino Carogna, con una pistola in mano.

Era un carabiniere corrotto di Piacenza, in vacanza di piacere all’agriturismo insieme a Guido, un transessuale ecuadoregno spacciatore di droga. Il Ferrari 458 col parabrezza sfondato era il frutto delle loro attività illecite.

“Che cazzo sta succedendo, chi è il brutto figlio di puttana che mi ha sfasciato la macchina?”

“E’ stata quella troia di mia moglie, ha cercato di uccidermi con un posacenere” denunciò il pensionato.

In quello stesso momento, una delle ragazze in piscina tirò fuori dallo zaino una grossa bottiglia di vetro piena di birra.

Era un’azione arditissima, di quelle che si vedono nei film di paura ambientati nei boschi e severamente proibita dal ferreo regolamento dell’agriturismo, che vietava espressamente di portare cibo e soprattutto vetri in zona piscina.

Per loro sfortuna, la titolare dell’agriturismo, una vecchia sadica e pazza, era appena scesa in piscina per la sua consueta nuotata pomeridiana.

“Signorina, il regolamento vieta di introdurre vetri in zona piscina, sia gentile e si sposti in giardino nella zona dei tavolini sotto al noce”.

La ragazza temeraria o folle o stupida o forse tutte e tre le cose assieme iniziò a protestare.

“Non stiamo mica facendo niente, è solo una bottiglia di birra, insomma ma che palle…”

L’orribile vecchia emerse allora dalle acque della piscina spaventosa come il mostro di Loch Ness.

“Qui abbiamo delle regole stupida troietta, e se non ti vanno bene puoi anche andartene fuori dai coglioni, hai capito bene?”

“Ma che modi, ma che scortesia, ma che posto di merda”

Un cacciatore di nutrie in vacanza osservava divertito la scena seduto a bordo piscina a qualche metro di distanza. Stava fumando un puzzolente sigaro cubano mentre oliava la sua balestra per la caccia alle nutrie. Aveva da poco terminato di leggere un racconto di paura ambientato in un bosco.

La vecchia allora afferrò un ombrellone chiuso, lo estrasse dalla base in cemento dove era infilato e usandolo come una clava cominciò a randellare la ragazza sulla testa.

“Adesso ti faccio vedere io un po’ di buona educazione puttanella schifosa”

La ragazza cercò alla meglio di parare le ombrellonate come le fu possibile, ma la furia cieca della vecchia era incontrastabile.

“Così mi fai male, basta… aiuto… e basta… ho capito me ne vado, ma adesso basta, basta… mi fai male, ti prego smettila…”

Le urla della ragazza furono coperte da quelle della donna eritrea, il marito l’aveva afferrata per i capelli dopo averla stesa con un pugno, e Gino Carogna le stava fustigando la schiena con una cintura di coccodrillo.

Ancora più alto si alzò al cielo il ruggito inferocito di una ripugnante cicciona. Era rimasta incastrata tra gli stipiti della porta della sua stanza, troppo stretta per lasciar passare la sua enorme e grassa pancia.

“Aiuto!! Aiuto!! Aiutatemi!!” urlò ulteriormente imbruttita dall’ira.

“Ma è inaudito, la porta di questa camera è troppo stretta!! Ma che truffa è mai questa!?!  Dalle foto sembrava una porta enorme!! Aiuto!! Aiutatemi!!”

La vecchia lasciò allora cadere l’ombrellone insanguinato sopra al corpo della ventenne che ormai giaceva svenuta a bordo piscina con la testa tumefatta. Le amiche stavano scappando urlando e in preda al panico.

La vecchia invece si era calmata, e con compostezza olimpica raggiunse il capanno degli attrezzi da giardino, vi si infilò ancora grondante acqua e ne uscì poco dopo con una motosega in mano.

“Sono al servizio della clientela: non posso allargare la porta? Vorrà dire che restringerò la spacca coglioni obesa” disse mentre accendeva la motosega e la sua bocca si deformò in un ghigno sadico e crudele.

Il giovane ai tavolini con il suo bicchiere di Ortrugo in mano buttò giù ancora una sorsata e guardò il vecchio con sospetto: “Davvero nel futuro le macchine impazziscono più facilmente di quanto accada alle persone nel mio tempo?”

Il vecchio sorrise, ed annuì: “Gli uomini del futuro sono già tutti impazziti, non ve ne è più uno sano sin dal 2042.”

Gino Carogna sparò in faccia alla donna eritrea facendole esplodere la testa, la vecchia sadica tagliò in due la cicciona con la motosega allagando la camera col sangue, il cacciatore di nutrie abusò della ventenne svenuta dopo averla trascinata tra i filari del vigneto che circondava la piscina. Il vecchio viaggiatore del tempo bevve ancora un bicchiere di Malvasia frizzante dei Colli Piacentini.

Quando il vino fu finito si alzò a raccogliere il libro dal titolo pauroso storie horror nel bosco.

Poi il sole calò dietro al bosco in cima alla collina e si fece buio. Un’altra domenica all’agriturismo Piacenza era terminata, un’altra breve storia horror era stata scritta.

 

I fatti narrati sono di pura fantasia, ogni riferimento a persone  o fatti reali o realmente accaduti è del tutto casuale

Scritto da Anonimo Piacentino

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