Infermiera sadica

Infermiera sadica

Photo by Juan C. Palacios on Pexels.com

 

“Dio… sto crepando… sto morendo… dannazione sto morendo…”

“Cazzo dai, calmati ragazzo… non è poi così grave, puoi farcela…”

Il colpo alla farmacia di Pianello era andato male.

In fila alla cassa, con il volto coperto da una mascherina chirurgica per il covid19, avevano trovato un carabiniere in borghese.

Appena Cuore di Pietra aveva cominciato a minacciare la farmacista con una pistola, il militare aveva estratto una Beretta 92 sparandogli a bruciapelo.

Ne era seguita una colluttazione. Il carabiniere era stato tramortito ma ormai la rapina era andata in fumo. Gamba di Ferro si era allora caricato sulle spalle il suo compare ferito e insieme si erano dati alla fuga.

Cuore di Pietra adesso piangeva dilaniato dal dolore, tutto insanguinato, contorcendosi sui sedili posteriore della Alfa Romeo Giulietta che avevano rubato il giorno prima.

“Fa male, ma maledettamente male, e sto per morire…”

“Non fare lo stronzo, hai una brutta ferita del cazzo, ma non morirai”

Cuore di Pietra continuava a piangere disperato: “sono tutto pieno di sangue, me la sto facendo sotto dalla paura… ho freddo… sto per tirare le cuoia io lo so… maledizione, sono fottuto… porca troia…”

“Non sapevo ti fossi laureato in medicina, da quando sei un fottuto dottore del cazzo? Allora sei un dottore? Rispondimi brutto figlio di puttana: tu sei per caso un dottore?

“No!!, non sono un dottore… ma non serve una laurea per capire che sto crepando dissanguato come una scrofa sgozzata…”

“Smettila di fare illazioni, non hai idea di cosa stai parlando. Adesso calmati e ascoltami bene: ora andremo da Labbra di Cuoio, è un’amica e mi deve un paio di favori, vedrai che lei ti metterà a posto e te la caverai, fidati di me.”

“Oh Cristo, ma Labbra di Cuoio è una fottuta veterinaria, che cazzo vuoi che ne capisca di ferite d’arma da fuoco… o no… o no… sono morto, sono già morto…”

“Basta! Cosa pretendi che faccia, non posso mica portarti al pronto soccorso cazzo. Labbra di Cuoio ti toglierà la pallottola dalla pancia e ti rimetterà in sesto, sarà questione di minuti e tra qualche settimana ci ricorderemo di questa brutta avventura ridendoci sopra. Non morirai cazzo, andrà tutto benone, Labbra di Cuoio ti rimetterà in forma, devi credermi”

Cuore di Pietra non rispose, era svenuto.

Gamba di Ferro guidò veloce lungo la statale 412 della Val Tidone, poi tagliò per i campi sino ad arrivare a Bilegno e lì si fermò davanti alla villetta di Labbra di Cuoio. Scese dalla macchina, si caricò sulle spalle il ferito e lo portò in casa.

Labbra di Cuoio non la prese bene. Si stava gustando un calice di passito di Malvasia guardando una delle sue serie televisive preferite, e l’intrusione di quei due deficienti, di cui uno ferito e sanguinante non era nei suoi programmi per quella notte.

“Ti prego mi devi aiutare” implorò Gamba di Ferro, “ho bisogno che operi il mio amico qui, e dopo andremo via senza darti altre noie.

“Ti risulta che io sia un chirurgo brutto coglione?” disse Labbra di Cuoio incrociando le braccia profondamente infastidita.

“Beh, no, è chiaro, ma si tratta solo di togliere un proiettile dalle budella di un cristiano, sono sicuro che sei più che qualificata per questo”

“Se decidessi di aiutarti, e francamente non vedo proprio per quale motivo dovrei farlo, ma se per qualche imprevedibile ragione accettassi di aiutarti, cosa ci guadagno?”

“Beh, ecco…. Insomma… a soldi non siamo messi molto bene al momento… e quindi…”

“Ti sembro forse una che ha bisogno di soldi faccia di merda? Non lo vedi dove vivo? Non vedi come mi vesto? E i gioielli che porto?” disse lei, mostrandogli il grosso diamante che portava al dito.

Gamba di Ferro era in imbarazzo, non sapeva cosa dire.

“Prendi il tuo amico, spoglialo e sdraialo sul tavolo in cucina” ordinò lei.

Gamba di Ferro eseguì.

Labbra di Cuoio si avvicinò al bandito svenuto sul tavolo per esaminarne il corpo e la ferita.

“Cercherò di operarlo, se ci riesco, mi ripagherai come al solito”

Gamba di Ferro iniziò a sudare freddo, “è proprio necessario? Non si potrebbe trovare una soluzione alternativa? Non è che voglia tirarmi indietro, però sai… dopo quello che è successo l’ultima volta, adesso io… ecco… sì, insomma… non credo di sentirmi pronto”

“Cosa stai cercando di dirmi, forse non ti è piaciuto?” chiese lei, mentre stava scartando un bisturi sterile monouso.

“Beh… non esattamente, non direi che non mi è piaciuto… è solo che…è solo che non sono dell’umore più adatto, non vorrei che poi le cose non andassero nel modo giusto…”

“Stai dicendo un sacco di cazzate” lo interruppe lei, “in ogni caso, e mi sembra anche più giusto, sarà il tuo amico con la pancia bucata a darmi quello che voglio”

Labbra di Cuoio cominciò ad operare Cuore di Pietra, e dopo aver estratto la pallottola con delle pinze chirurgiche prese a cucire la ferita. Gamba di Ferro sembrò sollevato, “mi sembra più che ragionevole” chiosò.

“Bene, allora siamo d’accordo, qui ho quasi finito, dopo che avrò terminato il bendaggio portalo nella camera degli ospiti e mettilo a letto. Ha perso molto sangue e dovrà riposarsi per qualche giorno, mi prenderò cura io di lui.”

Gamba di Ferro eseguì senza fiatare, e dopo aver finito se ne andò alla svelta.

Passarono pochi giorni e Cuore di Pietra si sentiva già meglio. Le amorevoli cure della sua infermiera privata erano un toccasana.

Lei decise allora che era giunto il momento di rivendicare la propria ricompensa.

“Allora giovane, raccontami, perché ti chiamano Cuore di Pietra?”

Lui sorrise orgoglioso: “Perché sono uno spietato bastardo senza scrupoli e insensibile”

“Non si direbbe, guardandoti in faccia” disse lei, poco convinta.

“E tu? Perché ti fai chiamare Labbra di Cuoio?”

“Sei proprio sicuro di volerlo scoprire?”

“Certamente, mi sono sempre chiesto perché una così bella signora avesse un così sinistro nomignolo”

“Ho avuto qualche problema con la giustizia in passato, per colpa del mio ex marito”

“Non sapevo fossi divorziata”

“Non lo sono infatti. Sono vedova”

“Mi spiace, come è successo?”

Lei sorrise in modo strano, i suoi occhi si dilatarono.

“Tu fai troppe domande giovane, perché non parliamo di te invece: a parte prendere pallottole nella pancia, cosa fai nella vita, abitualmente?

“Sono un fuorilegge, un killer”

“Con quella faccia?”

“Certo, perché? Cosa non va con la mia faccia?”

“Non sembra la faccia di un assassino”

“E come dovrebbe essere la faccia di un assassino? Per come vanno oggi le cose, un killer può nascondersi dietro la faccia di chiunque”

“Devo dire che su questo hai proprio ragione” convenne la donna, esibendo un sorriso crudele.

“Ora bevi questo, ti farà bene” aggiunse, porgendogli un calice pieno di uno strano liquido effervescente.

Cuore di Pietra bevve tutto senza fare obiezioni. Si fidava della bella e misteriosa veterinaria che per curarlo si era fatta infermiera.

La stanza intorno a lui però iniziò a girare, una strana sensazione di torpore si impadronì del suo corpo già debilitato, vide la donna indossare dei guanti di lattice e poi perse i sensi.

Lei lo aveva sedato ed era pronta a prendersi ciò che voleva.

Quando Cuore di Pietra riprese i sensi non era più sdraiato nel letto della camera degli ospiti. Ora si trovava in uno scantinato, nudo come un verme, in piedi, piegato in avanti, con testa e braccia infilate in una gogna medioevale di legno vecchia di secoli, ormai più dura del ferro, e dalla quale non vi era modo di liberarsi.

Davanti a lui poteva scorgere distintamente due figure: sulla destra, appoggiato su di una mezza colonna greca, vi era un busto in marmo a dimensioni naturali di Iosif Stalin; sulla sinistra c’era Labbra di Cuoio con indosso un camice da infermiera che lo fissava in modo oscuro. In quel momento gli sembrò particolarmente grossa e nerboruta, un donnone dalla mole minacciosa. Dietro di loro, appesa alla parete come fosse un prezioso arazzo, vi era una gigantesca bandiera rossa dell’Unione Sovietica.

“Bene bene, ora vedremo se sei veramente un duro, come il tuo ridicolo nomignolo suggerirebbe, o se invece, più probabilmente, sei solo il solito patetico sbruffoncello che si sente forte maneggiando pistole di piccolo calibro” disse lei avvicinandosi lentamente.

“Liberami subito, non hai nessun diritto si tenermi intrappolato in questa gogna di merda, chi cazzo credi di essere?” protestò lui.

Labbra di Cuoio lo colpì con uno schiaffo energico.

“Non voglio illuderti giovane, qui sotto saremo molto felici, io e la mia amica Charlene” disse mostrandogli il grosso coltellaccio militare che teneva nella mano sinistra, “ma per te saranno dolori e sofferenze. Quindi se vuoi uscirne vivo cerca di essere collaborativo e non rompermi i coglioni. Sono stata abbastanza chiara?”

Cuore di Pietra osservò esterrefatto, prima il grosso coltello, poi la faccia crudele di quel mostro di donna.  In un attimo comprese due terrificanti verità. La prima era che si trovava imprigionato senza scampo e in grossi guai. La seconda era che la sua carceriera, Labbra di Cuoio, era pericolosamente pazza.

Il coltellaccio, oltre che grosso era anche molto affilato. Lui lo capì immediatamente, quando lei inizio a radergli a secco i capelli. Lei lo sapeva maneggiare discretamente bene, ma la cute era delicata e si tagliò in più punti. Poteva sentire rivoli di sangue colargli lungo la fronte e sulla faccia e di lato sul collo. Era una sensazione spaventosa e si sentì il cuore trafitto da una saetta d’orrore. Tuttavia cercò di restare immobile, e soprattutto non disse nulla. Pensò soltanto che forse sarebbe stato meglio morire dissanguato con una pallottola nelle budella qualche giorno prima, piuttosto che sottoporsi alle torture di quel demonio.

“Ora che ti ho rasato per bene i capelli sei veramente tutto nudo e indifeso, che ne dici?”

“I capelli ricresceranno” azzardò lui, con una vaga intonazione di sfida.

“Questo è vero, ma quello che ti taglierò dopo non ricrescerà”

“Cosa? Cosa hai detto? Non dirai sul serio vero? Non puoi farlo, ti prego, non lo fare, non ti ho fatto nulla di male, ti prego…”

“Beh che fai? Inizi già a piagnucolare come una scolaretta? Non abbiamo nemmeno iniziato e hai già perso tutta la tua dignità? Sei proprio una mezza sega…”

Cuore di Pietra non rispose. Il suo orgoglio era ferito, come la sua testa. Ma era il panico a farsi largo nella sua mente mentre si chiedeva cosa lei avrebbe tentato di amputargli. Poi la vide allontanarsi e per qualche secondo si sentì meglio.

La donna si avvicinò ad una sedia dove erano piegati i vestiti insanguinati di Cuore di Pietra e dai pantaloni avvizziti tirò fuori il portafogli e cominciò ad esaminarne il contenuto.

“Vediamo cosa possiamo scoprire sul nostro giovane qui” disse aprendo la carta d’identità, “hai già passato i quaranta a quel che dice questo documento, ne dimostri di più però, invecchi in fretta a quanto pare”

“Ho avuto una vita intensa”

“Certo, dite tutti così appena vi spuntano i primi capelli grigi e…ma…ma… e questo? E questo che cazzo è!?” urlò brandendo nella mano una tessera di plastica.

Il volto della donna si fece cinereo, il cipiglio si rabbuiò. Andò verso di lui con passo rapido, sembrava furente. Cuore di Pietra cercò di sottrarsi ma era immobilizzato nella gogna e non poteva sfuggirle. In un attimo fu sopra di lui con la faccia rubiconda per l’ira, i tendini del collo in rilievo ed una grossa vena che le pulsava nel centro della fronte.

“Brutta burba figlio di puttana, vuoi dirmi che cazzo è questa?” lo aggredì mettendogli sotto al naso la tessera del PD che aveva trovato nel suo portafogli.

“Ma come… perché ti arrabbi? Pensavo che anche tu fossi di sinistra…”

Lei lo colpì al volto, con un pugno questa volta, un gancio destro, duro come una sassata.

“Chiudi quella fogna, luridissima burba!” gli urlò in faccia, “non ho nulla da spartire con voi traditori globalisti al soldo dell’usura cosmopolita e apolide”

“Non capisco cosa vuoi dire?” disse lui confuso

“Non capisci?” chiese lei, e lo colpì con un sinistro micidiale, fratturandogli il setto nasale.

Cuore di Pietra gemette per il dolore, e cominciò a sanguinare anche dal naso rotto.

“ll PD è il partito delle banche” spiegò lei, “Il PD tutela sempre e solo gli interessi della grande finanza disprezzando i ceti medi, la piccola impresa e i lavoratori delle fabbriche, i precari e i disoccupati. Il PD è il partito che tutela l’interesse transnazionale, apolide e cosmopolita della massoneria globalista che mira a dominare il mondo, in modo che vinca sempre e solo il libero mercato ed il nuovo ordine mondiale. il PD è il nemico principale del popolo e dei lavoratori. Non c’è nulla di più distante dagli interessi del lavoratore delle politiche del PD. Al lavoratore non gliene importa un cazzo che ci sia il matrimonio omosessuale. Al lavoratore interessa avere un salario dignitoso, la sanità garantita, la possibilità di farsi una famiglia e mandare i figli a scuola. Il PD e le sinistre arcobaleniche hanno tradito quelli che un tempo erano i diritti sociali per i quali combatteva il Partito Comunista di Stalin e Togliatti.”

Ci furono alcuni secondi di silenzio.

“Ora hai capito schifoso liberasta?” lo incalzò lei squarciando il silenzio, e brandendo nuovamente il coltellaccio con la mano sinistra.

Cuore di Pietra non sapeva cosa dire, in fondo della politica non gli importava niente, non andava a votare da almeno vent’anni e aveva fatto la tessera del PD solamente per poter ottenere più facilmente il reddito di cittadinanza, o almeno così aveva creduto. Mai avrebbe pensato di rischiare la vita per questo.

Labbra di Cuoio cominciò a camminare nervosamente avanti e indietro passandosi il coltello da una mano all’altra in modo isterico. Sembrava una belva in gabbia, un filo di bava bianca le fuoriusciva da un angolo della bocca.

Lui la osservava atterrito, aspettandosi il peggio da un momento all’altro.

All’improvviso lei si quietò, sul volto le apparve un’espressione rilassata e vagamente assente, sembrava quasi che fosse precipitata in uno stato catatonico. Rimase così, immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto e il coltellaccio stretto nella mano sinistra per un periodo che lui percepì come infinito.

Alla fine la donna si riprese, si riavviò i capelli e sculettando platealmente attraversò tutto lo scantinato sino a raggiungere una polverosa libreria stipata di vecchi libri ed antichi cimeli di epoca sovietica. Armeggiò con quelle strane anticaglie per diverso tempo. Cuore di Pietra non poteva vederla perché la libreria si trovava dietro la gogna, ma sentiva strani rumori come di oggetti di legno e ferro che venivano spostati.

Quando tornò da lui non aveva più il coltellaccio. Ora teneva tra le mani un grosso ed inquietante manufatto di ebano scuro. Cuore di Pietra non comprese subito che cosa fosse, ma poi, dopo un’analisi più attenta realizzò che si trattava della riproduzione in scala ridotta di una grottesca ghigliottina.

“Ti piace?” chiese lei, accartocciando la faccia in un ghigno osceno tra il sadico ed il sarcastico.

“E’ troppo piccola per infilarci una testa” osservò lui.

“Sei perspicace giovane. Ma la tua brutta testa di cazzo non mi interessa. Nella mia collezione di arti ci sono solo piedi, dita e mani. Comunque non temere, sentirai solo un momento di dolore. Sarà forte non lo nego, ma breve. Poi sarà tutto finito, cerca di concentrarti su questo pensiero.”

“No!” implorò lui. “Ti prego… qualsiasi cosa tu abbia in mente discutiamone, ti scongiuro… per amor di Dio…”

Lei sollevò la ghigliottina agganciandola alla gogna medievale, proprio in corrispondenza della sua mano destra, di modo che l’arto restasse immobilizzato nel collare del marchingegno in ebano.

“No!” gridò. “Ti supplico non lo fare, farò tutto quello che vuoi! Sarò il tuo servo, sono pronto a tutto ma non tagliarmi la mano, ti prego… Ti supplico!”

“Andrà tutto bene” assicurò lei, “non è la prima volta che lo faccio, puoi credermi.”

Dopo essersi assicurata che la ghigliottina non potesse più muoversi, stringendola forte alla gogna con delle cinghie ben strette, andò nuovamente ad armeggiare vicino alla libreria, tornando poi con un cannello a gas propano.

“Questo servirà per cauterizzare il moncherino” gli spiegò sorridendo compiaciuta.

Cuore di Pietra era disperato, sudava freddo e cercava inutilmente di liberarsi agitandosi con tutte le sue forze, ma senza ottenere altro risultato che escoriarsi la pelle del collo e delle braccia in prossimità dei polsi.

“Ancora un minutino e sarà tutto pronto giovane” promise lei, mentre svitava il tappo ad una bottiglia d’olio d’oliva extravergine, con il quale avrebbe lubrificato i due montanti tra i quali scorreva la lama d’acciaio a forma di trapezio e rinforzata con un peso metallico per aumentarne la massa.

“Giovane, lo sapevi che cadendo da un’altezza di circa 2,25 metri, la lama di una ghigliottina a dimensioni reali raggiunge la velocità di 24 km/h quando si abbatte sul collo del condannato?”

“Oh ti prego, ti supplico no, non farlo, per amor del cielo chiedimi qualsiasi cosa vuoi e io la farò, dammi una possibilità non ti deluderò lasciami fare il tuo schiavo e vedrai come sono bravo… vedrai… vedrai…”

“E lo sapevi che dopo la decapitazione la testa mozzata resta cosciente per almeno trenta secondi? Lo hanno dimostrato, con degli esperimenti e poi ci sono anche molte testimonianze…”

“Oh ti prego non farmi male ti prego non tagliarmi la mano, ti supplico…”

Una luce perversa le balenò attraverso gli occhi malvagi mentre rimuoveva il fermo azionando la ghigliottina.

La lama scese sibilando e si conficco nel braccio di Cuore di Pietra, appena dopo il polso. Il dolore esplose incontrollabile. Un getto di sangue scuro spruzzò la faccia della donna ed il camice bianco da infermiera. Si sentì la lama cigolare contro le ossa del polso quando lei cercò di disincagliarla: si era inceppata senza terminare il lavoro.

Lui osservò incredulo la sadica infermiera armeggiare con l’attrezzo, per un momento incrociò il suo folle sguardo, e vide con chiarezza il volto della pazzia.

Istintivamente ritrasse l’arto ferito ma si rese conto che stava spostando il braccio ma non la mano: riusciva solo ad ampliare lo squarcio dilatando la ferita ed amplificando il dolore.

Lei terminò allora l’operazione passando il braccio da parte a parte con il coltellaccio, segando via la mano dal polso. Quando cadde sul pavimento della cantina un suono flaccido risuonò nella stanza.

Cuore di Pietra aveva la testa intrappolata nella gogna, ma poteva vedere la sua mano abbandonata sul selciato, con le dita che ancora si muovevano in deboli spasmi.

Il braccio mozzato invece era libero, senza più la mano lo aveva sfilato dalla gogna e lo muoveva senza senso in ogni direzione spruzzando ovunque fiotti di sangue. E intanto piangeva ed urlava.

Ed urlò ancora più forte quando lei, dopo avergli afferrato l’arto amputato, investì la ferita sanguinante con la fiamma viva del cannello a gas.

Salirono fumo nell’aria, e puzzo di bruciato e le urla disperate di Cuore di Pietra.

Prima che lei avesse terminato lui era già svenuto, privato delle forze, della dignità e della mano destra.

“Da oggi non sei più un cuore di pietra. Tutti ti chiameranno mano di legno” disse ridacchiando l’infermiera sadica, mentre aggiungeva un nuovo pezzo alla sua collezione di arti amputati dentro al congelatore a pozzetto.

Poi si fece una doccia per lavarsi via il sangue, si asciugò i capelli e stappò una bottiglia di Ortrugo Frizzante della sua marca preferita.

Concluse la giornata sprofondata sul divano a guardare la sua serie TV preferita e bevendo vino.

 

 

I fatti narrati sono di pura fantasia, ogni riferimento a persone  o fatti reali o realmente accaduti è del tutto casuale

Scritto da Anonimo Piacentino

Vietata la riproduzione, Copyright ©2020 racconti-brevi.com

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